Fauna selvatica al collasso in Calabria. Dopo mesi di temperature eccezionali, quattro ondate di calore, un agosto afoso e incendi che hanno devastato boschi e macchia mediterranea in diverse aree della regione, sette associazioni ambientaliste lanciano un appello urgente al presidente Roberto Occhiuto e agli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente.
Lipu Calabria, Legambiente Calabria, WWF Calabria, Italia Nostra, StOrCal, Greenpeace e V.A.S. APS di Rende-Cosenza chiedono, con una lettera formale, di sospendere immediatamente la preapertura della stagione venatoria prevista per il 2 settembre dal Calendario Venatorio 2026/2027 approvato con D.G.R. n. 443 del 21/07/2026, e di posticipare l’apertura generale della caccia al 1° ottobre su tutto il territorio regionale. Secondo le associazioni, gli incendi non hanno solo ucciso direttamente un numero imprecisabile di animali, ma hanno azzerato, in alcuni contesti, disponibilità di cibo e rifugi. L’apertura anticipata della caccia colpirebbe anche specie migratorie già in grave difficoltà nel reperire cibo, proprio dove gli incendi hanno distrutto gli habitat – scrivono le associazioni in una nota.
Le associazioni evidenziano anche un nodo di fondo: il Piano Faunistico-Venatorio regionale della Calabria risale al 2003. Non è mai stato aggiornato in oltre vent’anni, come riconosciuto dalla stessa Regione che ha annunciato un nuovo piano entro l’autunno 2026. A rafforzare la richiesta, ricordano le associazioni, c’è anche l’ordinanza del TAR Calabria del 13 agosto 2026 che, su ricorso di Earth ODV, ha già sospeso in via cautelare la preapertura al colombaccio. Gli ambientalisti chiedono l’applicazione rigorosa dell’art. 10 della Legge 353/2000, che prevede il divieto assoluto di caccia per 10 anni sui terreni boscati percorsi dal fuoco.
