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Lotta alla povertà: cambiano i criteri del SIA

Sono stati modificati alcuni criteri di accesso al SIA - Sostegno per l'Inclusione Attiva, la misura messa in campo dal Governo a sostegno delle famiglie in povertà. Il grande elemento di novità è l'abbassamento della soglia di accesso relativa alla valutazione multidimensionale del bisogno, un punteggio che viene attribuito sulla base dei carichi familiari, della situazione economica e della situazione lavorativa.

Fino ad oggi per accedere al SIA era necessario raggiungere 45 punti, ora ne basteranno 25. Ciò significa che buona parte delle famiglie con un ISEE fino a 3mila euro in cui sia presente almeno un figlio minorenne o disabile oppure ci sia un figlio in arrivo, potranno ora accedere al beneficio.

"È un'altra tappa significativa - afferma Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali - nel percorso che conduce a grandi passi verso il Reddito di inclusione, la misura universalistica di lotta alla povertà di cui il SIA anticipa alcuni contenuti essenziali. Grazie ai nuovi criteri di accesso, in vigore già da domani, contiamo in poche settimane di raddoppiare la platea degli attuali beneficiari".

Complessivamente i nuclei familiari che potranno potenzialmente accedere al sostegno economico sono 400 mila. Inoltre, in virtù del nuovo decreto, pubblicato il 29 aprile su Gazzetta Ufficiale, le famiglie composte esclusivamente da un genitore solo e da figli minorenni avranno diritto a un incremento del beneficio di ulteriori 80 euro, che si applicherà anche agli attuali beneficiari del SIA.

Altre modifiche riguardano le famiglie con persone disabili e non autosufficienti. Per quest'ultime, in particolare, la soglia di eventuali altri trattamenti economici percepiti compatibile con il SIA si innalza da 600 a 900 euro mensili, permettendo quindi l'accesso a un maggior numero di nuclei familiari. Il decreto prevede infine il prolungamento, anche nel 2017, della sperimentazione dell'ASDI, l'assegno di disoccupazione riconosciuto agli ultra55enni e/o ai disoccupati con figli minorenni che, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione (NASPI) per la sua intera durata, non hanno trovato un nuovo impiego e si trovano in una condizione di particolare disagio economico.